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lunedì 16 novembre 2015

TOPI, UN ORSETTO DA PISTA ED UN VINO DA CORSA

Nel 1948 in una via centrale di Berna esisteva, e forse esiste ancora, un bel negozio di giocattoli. Nel luglio di quell'anno un elegante signora si fermo' davanti a quella vetrina. Era la prima volta che usciva dall'ospedale dove suo marito era stato ricoverato diversi giorni prima in gravissime condizioni per un incidente di corsa sul circuito di Bremgarten. Un terribile incidente ,era gia' stato dichiarato deceduto ma i medici, alleati con il Destino, gli avevano riacciuffato la vita per un pelo.Il giorno prima nelle prove l'uscita di strada mortale di Varzi aveva ricordato a tutti l'agghiacciante pericolosita' di quel tracciato. Ma ora la signora era felice perche' suo marito era stato dichiarato fuori pericolo.La vetrina del negozio era stracolma di orsi di peluche di tutte le dimensioni,erano l'orgoglioso  simbolo della citta' svizzera. Ne compro' uno molto piccolo perche', come poi disse, non era come gli altri, aveva uno sguardo umano e felice. " Te l'ho comprato perche' sono sicura che ti portera' fortuna" disse al marito che l'aspettava in ospedale. Quell'uomo un po' stempiato con i baffetti neri le sorrise debolmente. Da quel momento non si sarebbe piu' separato da quella mascotte tenendola sotto la tuta da pilota alla partenza di ogni gara. L'aveva promosso ad orsetto da pista, ma non gli diede mai un nome. Lui invece si chiamava Maurice Trintignant.



Era un pilota metodico, pianificatore ma nel momento del bisogno si prendeva i suoi rischi. Memorabile fu la vittoria a Montecarlo nel 1955, nel G.P. di Europa di Formula 1: negli ultimi giri la pressione dell'olio della sua Ferrari si azzerava nalle curve a sinistra per tornare pressoche' normale in quelle a destra. Trintignant adotto' allora un ritmo di marcia particolare: piede di velluto nel percorrere le prime, derapate da far rizzare i capelli in testa nelle seconde per mantenere la media di gara che si era imposto! Arrivo' primo, anche grazie al tuffo nel porto di Ascari. Maurice era nato gentleman driver e di questa stoffa si nasce, non si diventa.Visse a lungo fino ad 88 anni, occupandosi delle sue vigne nel Midi vicino ad Avignone, come aveva sempre fatto con orgoglio tutto francese. Nella sua biografia "Pilotes de Courses" uscita nel 1957 descrive bene la flemma con cui partiva dalla sua tenuta di campagna a bordo dell'amata Buick -il famoso orsetto appeso al retrovisore- per recarsi sui circuiti di gara con ore e ore di guida anche notturna. Quando un meccanico della sua scuderia Ferrari gli chiese quale sarebbe stato il nuovo vino di sua produzione rispose: "Si chiamera' Petoulet...e' il rose' delle mie vigne. Ho fatto disegnare un'etichetta molto graziosa con la bandiera a scacchi dell'arrivo della corsa".

Gia', Petoulet. Il soprannome che gli aveva affibbiato Wimille a Parigi, nel 1945. Trintignant aveva ricomprato prima del conflitto la Bugatti sulla quale aveva perso la vita suo fratello Louis e l'aveva riparata. Per sfuggire alle requisizioni tedesche l'aveva smontata e nascosto le diverse parti in un fienile. Dopo quattro anni passati in compagnia dei...topi il serbatoio era stato contaminato dalle deiezioni degli animaletti.Alla prima gara la "nonna" fu costretta al ritiro per i getti dei carburatori otturati nonostante la pulizia del serbatoio effettuata durante il rimontaggio. Furente, Trintignant aveva espresso in toni coloriti il suo disappunto per quelle cacchette che in campagna da lui venivano chiamate "petoulet" , termine sconosciuto agli altri piloti che accolsero il suo sconforto con grasse risate. Il nomignolo lo porto' per tutta la vita con orgoglio : un grande pilota, corretto e professionale, appassionato vigneron , ricolmo di joie de vivre.                                                                    
                                                                                                A cura di Aeroduck
                                                                                                                  

domenica 29 marzo 2015

"A TUTTO GAS" (seconda parte) a cura di Aeroduck

Birkin era un autentico, viscerale amante della meccanica e della velocita'.  La sua straordinaria sensibilita' per il comportamento della vettura, l'apprensione per ogni minimo rumore anomalo della stessa ne faceva un tutt'uno con il mezzo.
"Io credo che l'auto (da corsa, ndr)abbia una vita propria..." dira' nella sua autobiografia "Full Throttle" ed ancora: "Piuttosto che essere un semplice uomo ed una macchina, siamo un' unica mente" . Intellettuale ed introverso, possedeva una aristocratica semplicita' che lo portava a passare la notte prima della gara coricato vicino alla vettura insieme ai meccanici, come "un drago a guardia di una principessa delle fiabe, svegliandomi ad ogni rumore". Tutto cio' non gli impediva poi di trascorrere serate in smoking con l'amico di volante Babe Barnato, ambedue rincuorati da champagne e belle signore. Pilota nevrile, stabili' alcuni importanti record di velocita' a Brooklands con la sua Bentley "Blower" monoposto, verniciata in rossso demonio e soprannominata "The Brooklands Battleship". Per ottenere i tempi migliori si costringeva a prendere la corda delle curve tenendo le ruote a pochi pollici oltre l'asfalto, rischiando ogni volta la vita. Il suo fisico, minato da attacchi di malaria contratta in Palestina quando era tenente della RAF, lo sosteneva solamente perche' stimolato tenacemente dalla passione della corsa.Nel 1931, insieme a Lord Howe, vinse la 24 Ore di Le Mans su Alfa Romeo otto cilindri, auto che Tim considerava a ragione stupenda; rimase pero' un filo perplesso quando dopo la premiazione ricevette un telegramma di Mussolini il quale si congratulava con i due piloti inglesi per il successo ottenuto per l'Italia...Grande estimatore di Nuvolari ("corre a velocita' terrificanti") ,ebbe modo di conoscere tutti i protagonisti dell'automobilismo sportivo del tempo, inclusi Ferrari e Jano. E proprio con Nuvolari ebbe a che fare nel Gran Premio di Tripoli del 1933.Con la nuova Maserati 3 litri rimase in testa davanti al mantovano per quattro giri per poi concludere la gara in quarta posizione; ma non immaginava che quella sarebbe stata la sua ultima corsa.Infatti durante un rifornimento, nella concitazione del momento , si ustiono' un braccio sul tubo di scarico rovente.Incidenti di questo tipo erano frequenti per via delle altissime temperature con cui queste parti della vettura arrivavano agli stands delle squadre, tant'e' vero che i meccanici Bentley a Le Mans avevano l'ordine di raffreddare gli scarichi con abbondanti getti d'acqua, avendo gia' sperimentato sulla loro pelle cosa significava spargere il  carburante fuori dai bocchettoni.Tim non fece caso alla ferita, sembra che questa si sia complicata nei giorni seguenti ed in tempi in cui gli antibiotici erano lontani a venire le infezioni potevano diffondersi fino a risultare fatali. Sir Henry Birkin moriva cosi' il mese dopo, il 22 Giugno 1933 , a 36 anni,in un ospedale di Londra.Il necrologio del "Manchester Guardian" cosi' concludeva: "Verra' ricordato a lungo come uno dei piu' audaci, brillanti, sportivi piloti da corsa". Fine
                                                                                                                  
                                                                                                             

mercoledì 25 marzo 2015

Altro che Uber! Guardate qui.... F1 Taxi

In queste settimane si è parlato moltissimo a  proposito di Uber, la contestatissima app che permette a chiunque abbia la patente e un veicolo di poter dare passaggi a pagamento. Chissa'  che cosa direbbero i gia' esasperati tassisti milanesi o romani se vedessero accanto a loro simili spettacoli?
Monoposto? e chi l' ha detto? Se serve c' è posto anche per tre!!!

Nella foto, vediamo un preoccupato Bonnier fare da tassista a Ireland e  Ghinter... se ne sarà gia' pentito?


       Qui invece siamo a Montecarlo, nel 1967. Persino l' impeccabile, aristocratico, Graham Hill accetta il ruolo di "tassista di piazza" aiutando Jo Siffert, rimasto a secco con la sua monoposto.


Chiudiamo la nostra carrellata con Denny Hulme che durante le prove del Gp di Germania al Nurbugring (si, proprio quello lungo 23 km!) nel 1967 da' un passaggio al suo compagno di squadra Brabham, che pur non essendo esattamente filiforme come la modella Twiggy, spingi tu che spingo io, il suo posticino l' ha trovato.

domenica 22 febbraio 2015

“A TUTTO GAS“ (Prima parte)


24 Ore di Le Mans, 1930. Birkin cambia il pneumatico dopo aver sorpassato
Carraciola. Da notare il fisico esile e non palestrato. Per questa operazione
che il regolamento imponeva solo a carico del pilota, impiego' tre minuti.

21 Giugno 1930, 24 ore di Le Mans. E' una giornata dal caldo tropicale,  insolito per questa zona della Francia. La gigantesca Mercedes-Benz di  Carraciola e' in testa, siamo solo al terzo giro, il possente motore di oltre 7 litri, pompato dal compressore “elephant”, tira la vettura come una locomotiva a 200 Km/h sul rettilineo di Hunaudières sollevando un nuvolone di polvere. “Rudi” si gode la macchina, probabilmente sorride con  gli occhi socchiusi per il sole ed il vento, impegna quasi tutta la carreggiata e non puo' vedere dietro a se' ne' sentire altro che l'urlo del compressore sovrapposto a quello del motore. Di colpo lo shock, come lui stesso  raccontera' a fine gara:una grossa macchia verde lo sta superando sulla  destra, mette a fuoco l'immagine, e' la Bentley “Blower” di un certo Birkin,  e la cosa pazzesca e' che lo sta superando con due ruote sull'erba e con  il parafango posteriore sinistro quasi staccato che sta mordendo come un  terrier il pneumatico! L'allibito Carraciola intravede poi tra la polvere il mitico foulard blu a pallini bianchi sventolare al collo dell'avversario come  per dirgli addio. La Bentley frena appena in tempo per entrare nella curva  Mulsanne poi ne esce come indemoniata. Si fermera' dopo alcune miglia  ai box con il pneumatico distrutto, verra' superata dalla Mercedes, forera'  un altro pneumatico, vedra' il ritiro di Carraciola nella notte per un black out  fatale delle batterie della teutonica per poi fermarsi alla ventesima ora per  guasto meccanico.
Sir Henry Ralph Stanley Birkin, secondo baronetto, per gli amici “Tim”, scende soddisfatto dalla sua vettura. Ha vissuto la sua piu' bella gara , ha portato il pubblico in delirio, ha dimostrato che la Bentley 4 cilindri, 4,5 litri con compressore da lui stesso concepita puo' umiliare quando vuole le Mercedes. Che gli inglesi possono respingere i tedeschi come avverra' dieci anni dopo con la Battaglia di Inghilterra. La 24 ore viene vinta dalla Bentley ufficiale 6 cilindri, la "Speed Six", praticamente identica a quella arrivata prima l'anno precedente con Birkin e Barnato: sara' l'ultima vittoria della casa,e per il quarto anno consecutivo.
Sono gli ultimi bagliori della fama dei "Bentley Boys", i magnifici in tuta bianca. Sir Henry e' al settimo cielo:le difficolta' finanziarie in cui si trova per la realizzazione delle sue speciali vetture vengono da tempo risolte dalla ricchissima, eccentrica Dorothy Paget, proprietaria del piu' importante allevamento britannico di purosangue. Come abbia fatto Birkin a convincerla  a realizzare quella scuderia di "camion piu' veloci del mondo" come chiamava con irritazione Bugatti quei mostri verdi, rimane tuttora un mistero, se si pensa che Dorothy dichiarava apertamente un viscerale odio per gli uomini.   (continua) 

 
A cura di Aeroduck